CANNABIS LIGHT: UNA QUESTIONE ANCORA APERTA

Posted By: Gianluca Petrucci In: Cannabis e Legalità On: Comment: 0 Hit: 31

La Cannabis light o, se preferite, Canapa Legale, resta nel limbo dopo la decisione della presidente del Senato Casellati di escludere dalla legge di bilancio la norma che regolamentava definitivamente la coltivazione e la vendita delle infiorescenze di Canapa light.  

Ci troviamo così al punto di partenza. Che poi, in realtà, tanto punto non è. La Cannabis light o, se preferite, Canapa Legale, resta nel limbo dopo la decisione della presidente del Senato Casellati di escludere dalla legge di bilancio la norma che regolamentava definitivamente la coltivazione e la vendita delle infiorescenze di Canapa light.  

In pratica la norma prevedeva una tassazione per la Canapa Light e la regolamentazione definitiva riguardo la compravendita di infiorescenze e derivati. Ma nulla da fare. Il motivo della bocciatura starebbe nella sua estraneità con la legge di bilancio e, sinceramente ci sembra un paradosso in considerazione della natura stessa della norma che aveva nelle sue fondamenta connotazioni fiscali.  

 

Canapa Light in Italia: la situazione attuale 

In Italia sono presenti oltre mille negozi che vendono la cannabis light, dato che a oggi non è vietata né la vendita né la coltivazione grazie a un vuoto normativo della legge 242 del 2016. Quest’ultima regolarizza la vendita di canapa per fini alimentari e tessili, fissando il livello di tolleranza del THC fino allo 0,6. Attenzione però: non si parla di infiorescenze per consumo personale e da lì si è iniziato a venderle anche per questo fine, restando al di sotto di quella soglia. Sono già molti gli ettari di terreni destinati alla coltivazione della canapa e migliaia di persone hanno trovato lavoro entrando nella filiera. Inoltre, ed è importante segnalarlo, dagli studi più recenti, l’apertura dei cannabis shop in Italia avrebbe provocato un calo dello spaccio del 14%, danneggiando le mafie per oltre 100 milioni di euro.  

 

Canapa a tavola 

Definitiva chiarezza invece per quanto riguarda la Canapa a tavola. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che fissa i limiti di THC negli alimenti si regolamenta definitivamente un intero settore.  

Il decreto stabilisce che il limite massimo di THC presente nei semi di Cannabis Sativa, la farina e gli integratori è di 2 milligrammi per chilo, invece per l’olio ottenuto dai semi è di 5 milligrammi per chilo.  

Dalla cannabis inoltre si ricavano oli usati per la cosmetica, resine e ottimi tessuti naturali grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. 

È una coltivazione che ben si adatta al clima della Penisola. Dal nord al sud sono nate negli ultimi anni moltissime aziende dedite alla produzione e alla lavorazione della Cannabis generando, secondo le ultime stime, un giro d’affari di circa 40 milioni di euro.  

Perché non sfruttare totalmente il suo potenziale? 

Stay Human. Live Easy Nature. 

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